Le auto più belle della storia

La potenza e la velocità sono solo alcuni dei requisiti che hanno fatto di queste macchine le più belle della storia.

La velocità, la potenza ma anche l’armonia delle forme e del colore e l’uso sapiente dei materiali sono quelle caratteristiche che hanno rese alcuni modelli di automobile un sogno.

Curiosi?

La Aston Martin Vanquish:

La ricorderete nell’episodio di 007 “La morte più attendere”, ciò che contraddistingue questo modello è la raffinatezza delle forme e l’aggressività data da un mix di linee tese e morbide.

La Bugatti Type-57 SC Atlantic:

Questo modello, nato nel 1936 e prodotto nel 1938, è inserito di diritto nell’elenco delle macchine d’epoca.
Nonostante l’auto non fosse proprio economica, furono venduti circa 700 pezzi contribuendo a diffonderne il mito.
Difficilmente troveremo una Bugatti uguale all’altra, questo perché è possibile personalizzare la carrozzeria secondo il gusto dei più affezionati e ricchi clienti.
La quotazione dei modelli meglio conservati arriva a 25 milioni di euro.

La Ferrari 360 Spider:

Non possiamo non parlare della Ferrari. Nella 360 Spider scompaiono le forme tirate delle passate carrozzerie e le parti risultano più morbide. Sono stati inseriti fari a goccia con tecnologia allo xeno, molto più eleganti. La Ferrari 360 può raggiungere la velocità di 295 Km orari.

La Porsche 356:

Questo gioiello a quattro ruote fu ideato tra il 1948 e il 1965, furono prodotti 76.000 esemplari, di cui la metà ancora circolanti. I suoi punti di forza sono la maneggevolezza, la leggerezza e l’affidabilità. Fu soprannominata la “superleggera”.

La Lamborghi Countach:

Debuttò come prototipo nel 1971 e fu prodotta per quasi 20 anni. La sua peculiarità è l’apertura delle portiere in verticale.
I progettisti pensarono a questa soluzione per esigenze funzionali, perché l’auto era già molto larga di carrozzeria e quindi prevedere un’apertura tradizionale avrebbe arrecato seri problemi soprattutto in fase di parcheggio.
Il nome della vettura non viene da una razza di tori, come solitamente accade in casa Lamborghini, ma da un’espressione dialettale piemontese. La leggenda narra che il custode notturno di fronte al prototipo della vettura utilizzò un’espressione di stupore in dialetto, che piacque così tanto da divenire il nome di un mezzo che ha fatto la storia dell’automobile.

E tu hai in mente un modello da sogno?